VERTIGINI E DEPRESSIONE
storia di una paziente

di Daniela D. fisioterapista – 20 Novembre 2021
Lavoravo in AtlantoMed da pochi mesi e probabilmente non avevo ancora compreso appieno quali potessero essere le ripercussioni di una correzione dell’Atlante in relazione a determinati disturbi.
Un giorno entrò in studio una signora dall’espressione seria e scoraggiata. Durante il colloquio, appresi che il disturbo che da anni le condizionava la vita e l’aveva portata fino a noi era una sindrome vertiginosa.
La signora mi racconta con un filo di voce di essersi già sottoposta a tutti gli esami diagnostici possibili (risonanza magnetica esame vestibolare, molteplici visite specialistiche, etc.) senza che sia stata riscontrata alcuna anomalia.
L'unico riscontro è emerso dalla risonanza magnetica cervicale, che ha evidenziato una rettilineizzazione della curva fisiologica e i primi segni di artrosi (cosa che è sempre la conseguenza logica della rettilineizzazione, ma che nessuno nota e ti dice).
Prosegue spiegando di aver seguito diverse sedute di fisioterapia classica, massoterapia cervicale e terapie fisiche, ottenendo solo un miglioramento temporaneo sulla tensione muscolare e sulla mobilità del collo. Per quanto riguarda le vertigini, invece, nessun cambiamento, nessun risultato.
Alla fine, dice di essersi decisa a rivolgersi ad AtlantoMed perché "ormai mi manca da provare solo questo", ma confessa di avere poche aspettative e ancora meno speranza. Aggiunge che le sono stati prescritti psicofarmaci per aiutarla a "stare tranquilla", poiché da più di due anni non riesce a sdraiarsi e deve dormire su una poltrona.
Il marito, non essendoci riscontri medico-diagnostici che giustifichino la sua condizione, la tratta come una "pazza", e lei si è lasciata andare. Mi confida di non riuscire più nemmeno a prendersi cura di sé stessa: non va più dal parrucchiere perché non può appoggiare la testa al lavatesta, fatica persino a svolgere il suo ruolo di madre in modo adeguato, e questo le provoca un forte senso di colpa.
Dopo questa conversazione, mi accingo a spiegarle passo dopo passo il trattamento, cercando di infonderle un po’ di fiducia. Ma la signora sembra ormai rassegnata, disinteressata e senza alcuna speranza nel risultato.
Alla fine del trattamento ci salutiamo e fissiamo l’appuntamento per la seconda seduta. Rimango particolarmente colpita dall’atteggiamento del marito: si rivolge a lei come se fosse una bambina capricciosa, e il suo scetticismo nei confronti della moglie mi infastidisce. Li guardo allontanarsi con il cuore pesante.
Finalmente arriva il giorno della seconda seduta. Sono ansiosa di rivedere la signora. La sala d’attesa è piena, la cerco con lo sguardo ma non la vedo. Decido di telefonarle per capire il motivo del ritardo, ma con sorpresa sento squillare un telefono… proprio lì, nella sala d’attesa.
La signora mi risponde, io la guardo e penso: "no, non è lei". Allora la osservo ancora meglio. Mi sorride e mi dice: "sono qui da un pezzo ad aspettare, sono arrivata in grande anticipo". Per un attimo rimango perplessa. Davanti a me sembra esserci un’altra persona: il suo aspetto è più giovane, più fresco, più luminoso. Persino il suo sguardo è completamente diverso.
La faccio accomodare nella stanza di trattamento e lei, con un sorriso, mi dice semplicemente: "hai visto che sono stata dal parrucchiere?". Come se fosse qualcosa di straordinario, una vittoria inaspettata.
Poi aggiunge che non ha più vertigini, è tornata a dormire nel letto e riesce finalmente a fare la mamma. Non mi ringrazia apertamente, non usa parole di grande effetto, ma quella semplice frase: "hai visto che sono stata dal parrucchiere?" dice tutto.
Un gesto così banale, così scontato per molti, mi fa capire quanto la sua vita sia tornata a essere vita, nel potersi finalmente riappropriare di quelle attività che per la maggior parte delle persone sono ordinarie, ma che per altre rappresentano una conquista.
Prima di andare via, la signora mi chiede un favore: valutare sua figlia. Nonostante sia solo una ragazzina, inizia già ad avere disturbi cervicali. Prenota subito un appuntamento per lei, per evitarle di vivere quello che lei stessa ha vissuto per anni: il senso di disabilità, di inadeguatezza e la dolorosa incomprensione da parte di chi le sta accanto.
Daniela
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